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La Crisi Industriale in Italia

Posted in Consulenza Finanziaria

Verso la fine degli anni ‘80 il sistema Italia nel suo complesso era al massimo del suo splendore. La parola Italia era rappresentava nel mondo il bello, il sogno. L’Italia primeggiava su tutti e il luxury lifestyle era uno stile di vita. Stilisti come Valentino, Armani, Versace, Ferrè, Krizia tanto per citarne alcuni, erano considerati veri e propri artisti e le loro opere esposte nei musei. L’immagine dell’Italia non era basate solamente sul lusso, era leader mondiale nella produzione di acciai speciali (Le acciaierie di Terni, la Lucchini a Brescia), di materiali compositi (v. Azzurra e Il Moro di Venezia impegnate nella Coppa America), una solida produzione di beni di consumo di alto livello (mobili ed elettrodomestici), e un invidiabile sistema industriale, quello del Nord Est, costituito da piccoli medi imprenditori, con i famosi distretti di produzione. Sistema studiato e copiato anche in Cina. Non è un caso che laggiù ogni città si sia specializzata nella produzione di un articolo: occhiali a Wenzhou, elettronica a Shenzhen, T-shirts a Ningboo, etc.

Gli Italiani vivevano alla grande, il tenore di vita degli Italiani era ben al di sopra di Tedeschi, Francesi e Inglesi. La maggior parte degli Italiani abitava in una casa di proprietà, molte famiglie avevano acquistato addirittura una seconda casa per trascorrere le vacanze al mare, lavastoviglie e lavatrice erano elettrodomestici di uso comune, tutti si recavano al lavoro con la macchina e ciò costituiva una anomalia rispetto altri paesi Europei. Il nostro stile di vita era paragonabile a quello Americano e per certi versi superiore, considerando il numero di ore lavorative pro-capite in Italia e in America. In Italia spesso lavorava solo 1 persona su 4 (famiglia tipo composta da 2 genitori e 2 figli) e le ferie erano di 30gg/anno, In America le ferie sono di 15gg/anno e anche gli studenti sono impegnati in lavori part time. Verso la fine degli anni ‘80 l’alto tenore di vita degli Italiani cominciava a dare fastidio a un po’ di gente:

1) La Fiat non vendeva più auto, gli Italiani preferivano, e si potevano permettere Mercedes e BMW, d’altra parte dopo il successo della Lancia Thema e dell’Alfetta, il gruppo Fiat non ha più prodotto auto degne di essere chiamate tali, ma scaldabagni a 4 ruote. L’Alfa Romeo con l’adozione della trazione anteriore e il pianale Fiat aveva perso quel fascino di auto sportiva che costituiva buona parte della clientela storica, in Italia come in America. L’Alfa Romeo negli anni ’80 era notevolmente superiore alle auto tedesche, sia per tenuta di strada che per potenza, ma una scellerata politica industriale di amministratori filosofi piuttosto che tecnici (allontanamento dell’Ing. Ghidella e arrivo di Romiti), decise di abbandonare la meccanica “made in Alfa” e optare per una economia di scala privilegiando il “made in Fiat” per tutti i brands del gruppo.

2) Le aziende avevano difficoltà a reperire manodopera a basso costo, nessuno voleva fare più l’operaio per pochi spiccioli. Erano tempi in cui lavorare in proprio era molto più redditizio, fra tutti commercio e servizi di consulenza alle aziende.

3) La notevole liquidità non permetteva alle banche di lucrare con i mutui e prestiti, attività molto più redditizie del semplice conto corrente, le case e tutti gli altri beni di consumo venivano pagati in contanti, le carte di credito erano usate solo da una elite per acquisti importanti.

4) La chiesa non vedeva di buon occhio il proliferare di Yuppies e il loro stile di vita costituito da ritmi frenetici, eccessiva attenzione all’ostentazione dei beni di lusso, il poco tempo da dedicare alla famiglia, tutto il contrario dello spirito cristiano.

Dimezzare il tenore di vita degli Italiani

Dalle considerazioni di cui sopra si evince che un abbassamento del tenore di vita degli Italiani non sarebbe dispiaciuto ai di cui sopra, considerando anche che era già stata annunciata la nascita della moneta unica in Europa. L’ingresso nell’Euro con una Italia così in forma e una lira forte avrebbe comportato la scomparsa di molte grandi aziende Italiane impossibilitate a lottare ad armi pari con società Tedesche dato l’alto costo del lavoro, la carenza di infrastrutture, e una burocrazia da terzo mondo che non consente ampliamenti strutturali o modifiche produttive in tempi ragionevoli per una impresa. Si doveva escogitare un sistema per abbassare il tenore di vita degli Italiani. La cosa non era semplice, non era pensabile abbassare il costo del lavoro senza rischiare una sommossa popolare. Grazie a un mix di fattori ( esterni ? ) nel 1992 è cominciato un processo di declino economico politico e industriale che ha portato l’Italia sul baratro.

Lo slancio imprenditoriale tipico dello Yuppie Italiano veniva frenato da una caccia alle streghe che ha portato alla frammentazione e distruzione di un know-how unico al mondo. L’andare in giro su un auto di lusso o frequentare locali alla moda significava essere o un politico corrotto o un imprenditore legato al mondo delle tangenti. Cosa è che fa andare avanti il mondo, non è forse quel desiderio di conquista, di dire ce l’ho fatta, quel senso di avidità che caratterizza ogni imprenditore e che lo porta a voler rischiare ogni giorno sempre di più per ampliare l’azienda e migliorare lo status sociale? “Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza“ scriveva un certo Dante (Divina Commedia, Inferno XXVI) in tempi non sospetti. Ecco cosa distingue un uomo di successo da un “bruto”, il voler sempre qualcosa di nuovo, essere coinvolto in nuove avventure e sfide, e raccoglierne i frutti migliorando il proprio stile di vita. La dottrina Calvinista è stata sempre osteggiata dalla chiesa nostrana, basta vedere la fine dei maggiori scienziati e studiosi vissuti in Italia qualche anno fa: Galileo Galilei, Giordano Bruno, Leonardo da Vinci.

Tutti i dirigenti delle grandi aziende venivano inquisiti e indagati, la classe politica decimata, gli imprenditori arrestati e trattati come lebbrosi. Tutto ciò che era sopra la media doveva essere abbattuto. Raoul Gardini e Cagliari furono suicidati dal sistema e con loro se ne andò buona parte dell’industria Italiana. Politici, industriali e addirittura stilisti furono indagati per tangenti, il leitmotiv era arrestare tutti e sputtanare i loro nomi sui giornali. Non si salvò nessuno, l’impeto distruttivo colpi tutto e tutti. La stampa fu così abile da spostare tutta l’attenzione su tangentopoli, annunciando ogni giorno nuove inchieste e arresti, e a far passare inosservate importanti e decisive operazioni economico-finanziarie sulle spalle degli Italiani. Mentre accesi dibattiti televisivi tenevano incollati gli italiani la lira veniva svalutata nei confronti delle altre valute. Gli Italiani cominciavano ad appassionarsi alle discussioni politiche e allo scambio di accuse fra i vari partiti, fra innocentisti e colpevolisti, fra chi era favorevole al “tutti dentro” e chi più realista, era sempre stato a conoscenza delle tangenti e le considerava un male necessario.

Il paese di riferimento e leader in Europa era all’epoca la Germania, uno stato con una moneta forte, il marco che era utilizzato in molti paesi Europei e Asiatici in alternativa al dollaro. Un marco valeva allora meno di 500 lire, e stavamo per entrare nell’Euro, la moneta unica Europea. Per dimezzare il tenore di vita degli Italiani, bastava dimezzare il valore della lira, e il gioco era fatto. Mentre tutti erano impegnati in sterili discussioni su tangentopoli, la lira fu svalutata e il cambio lira marco passò a quasi mille lire, il doppio. Con tale valore di cambio la lira fu cambiata con l’euro. La progressiva svalutazione della ns. moneta fu allora una salvezza sia per le grandi aziende che per i piccoli imprenditori del Nord Est che si trovavano ad essere agevolati nell’ esportare i propri prodotti. Mentre in Germania le aziende si strutturavano e si riorganizzavano per competere a livello globale visto l’imminente arrivo sul mercato di beni a basso costo prodotti nei paesi Asiatici, in Italia il vantaggio dato dalla svalutazione monetaria non ha fatto prendere in considerazione un miglioramento dei processi produttivi. Dopo 3-4 anni, finito l’effetto valuta, la scarsa produttività delle aziende Italiane è tornata a farsi sentire.

Un ventennio da dimenticare, ma non è quello fascista: dalla crisi politica alla crisi industriale

Nel ’92 inizia con tangentopoli la crisi della politica Italiana, e il declino dell’Italia, si passa da una economia basata sulla produzione industriale una economia data dall’esposizione mediatica. Prima tutto era incentrato nel fare, nel costruire, nel primeggiare, poi improvvisamente tutti i mezzi di comunicazione sono stati presi dal narrare le gesta della magistratura piuttosto che i traguardi raggiunti dalle imprese Italiane. Le aziende manifatturiere cominciano a bloccare le assunzioni e a non fare programmi di espansione a causa di un incerto futuro, e con sempre nuove incognite dovute a un possibile coinvolgimento di un fornitore o un cliente in tangentopoli. Già, perchè dare una tangente a un politico era prassi comune, (era ?) poichè una legislazione contorta blocca ogni iniziativa e si deve ricorrere a una corsia preferenziale per poter portare a compimento il proprio progetto. Per qualunque cosa bisogna richiedere il placet di comune, regione, provincia, asl, vigili del fuoco, etc. ed è veramente impossibile soddisfare tutte queste richieste in tempi ragionevoli. Così spesso con un piccolo incentivo si accelera la pratica. L’Italia si tiene tuttora in piedi solo grazie all’impegno di pochi impiegati che aiutano il cliente anche fuori orario e lo consigliano al meglio trovando soluzioni alternative all’idea originaria impraticabile, perchè va contro qualche legge.

Inizia la stagione del “fare cultura”, invece del “costruire”. Dimenticando di progettare nuove infrastrutture, rattoppare le buche, ammodernare la raccolta della spazzatura, le amministrazioni si dedicano a organizzare concerti in piazza. Non si rischiano avvisi di garanzia e si rende felice il popolo. Inizia l’era dei sindaci che rimangono in carica per 2-3 turni e tutti elogiano il loro operato, cioè il nulla (v. rifiuti, traffico, buche, inquinamento a Napoli, Roma, Milano atc.). Anche il mondo del lavoro si adegua, non si creano posti di lavoro per produrre un bene, ma nascono come funghi nuovi business e un nuovo linguaggio: agenzie di collocamento, corsi di formazione, lavoro interinale, etc. tutto per confondere i giovani in cerca di lavoro e non fargli capire che saranno sfruttati come schiavi e senza più diritti come la generazione precedente. Vengono pubblicizzati master in economia e in ingegneria per poi adoperare tali laureati in lavori da terza media. Fra tutte le bufale, primeggia quella del manuale qualità (Il TQM total quality management è una filosofia aziendale studiata dalle aziende Giapponesi quali la Toyota per ottimizzare la produzione ed evitare sprechi e tempi morti grazie alla politica del “ just in time “ che consiste nell’evitare di avere grosse scorte di magazzino e di ottimizzare l’arrivo di tutte le parti da assemblare in giornata. Tale sistema è ideale per aziende grandi, ma troppo oneroso da gestire per le aziende con non più di 3 dipendenti.) con il solo scopo di appesantire e rallentare i processi produttivi delle piccole aziende Italiane a conduzione familiare. Mentre i Cinesi ci copiavano i distretti industriali del Nord Est, noi buttavamo tempo e soldi ad adottare le certificazioni di qualità e organizzare corsi appositi invece di istituire un corso universitario di design e moda, campo in cui non avevamo rivali. Gli italiani si riconoscono sempre all’estero, sono gli unici a potersi permettere scarpe marroni sotto un completo grigio. Un Americano o un Inglese non osano accostare grigio e marrone, colore utilizzato solo per gli stivali da prateria. Ma noi Italiani possiamo permetterci questo e altro, anche una giacca a quadri per un consiglio di amministrazione. Nella City lo spezzato è impensabile, gli altri non hanno quello stile che consente di mescolare colori, il fai da te non gli è permesso. Le Americane sono sempre perfette nel loro vestito Armani, borsa e scarpe vengono sempre acquistati insieme al completo, mai una sbavatura. Ma le avete mai viste nel tempo libero? Accostamenti di colori e stili da far rabbrividire un barbone. Quando non è più il consulente della boutique a vestirle il risultato è terrificante. Le Italiane forse sono un po’ meno eleganti al lavoro, spesso non utilizzano la gonna, ma anche con un paio di jeans e una camicetta riescono ad avere quello charme eleganza e sensualità che le Americane riescono ad avere solo nei film. Eppure le scuole di design più conosciute al mondo sono a New York, Giappone e India. Tutto il know-how acquisito in questi anni e i segreti del mestiere si stanno perdendo per il mancato ricambio generazionale. La crisi economica finirà fra 3-4 anni ma le aziende manifatturiere che non hanno retto il colpo non riapriranno, in quanto il mercato è stato nel frattempo conquistato dalle aziende Tedesche per l’alto di gamma e Cinesi per il medio basso. Il processo di distruzione iniziato nel ’92 è stato ultimato, il tenore di vita è stato abbassato e ora tutti predicano un aumento dei salari e un rilancio dei consumi, ma ormai è tardi.

   
   
 
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